Frequento la Valgrande da ormai 40 anni e questo è il mio racconto di questi luoghi.
La Valgrande per me è innanzitutto una grande foresta, fiumi, rocce, alberi, animali. Per carità, è anche montagna, ma non è questo il motivo per cui ci torno tanto spesso. Il motivo è appunto questa natura incontaminata. Oggi è l'aerea selvaggia più grande d'Italia e delle Alpi, una volta abitata e poi completamente abbandonata a partire dall'ultimo dopoguerra.
Il fatto di camminare poche ore ed essere completamente solo, lontano da qualsiasi segno di civiltà, circondato da una natura immensa e incontaminata, che ha completamente sopraffatto i pochi insiediamenti umani di un tempo, mi genera una grande gioia ma al tempo stesso soggezione. Non è proprio un posto per tutti, al di là di una manciata di sentieri comunque poco battuti, la maggior parte dei percorsi è semi-abbandonato, le tracce si perdono e diversi punti sono anche pericolosi.
È quindi questo un racconto intimo, fatto di dettagli, di sensazioni, di forme più che di panorami.
Ponte Casletto
Questa è per me la porta della Valgrande. Per carità, ci sono anche altri ingressi, più o meno accessibili, quasi tutti sono passi a oltre 1000 metri di quota, ma questo resta a mio giudizio l'ingresso principale.
Da qui, ci si inoltra nella valle principale, e, con un percorso per nulla facile si giunge, dopo due giorni di cammino costeggiando il torrente San Bernardino, al centro della Valgrande, in La Piana.
Da lì, con un altro giorno di cammino, si può uscire da nord o da sud verso la Val Vigezzo o la Val d'Ossola, oppure, con un percorso ben più impegnativo verso ovest, dalla Colma di Basagrana, verso Domodossola.
Rocce erose dal fiume.
Lungo il torrente San Bernardino, poco prima dello sbarramento dell'acquedotto, uno dei pochi residui umani lungo il fiume.
Più sotto, fianco della gola del torrente, all'altezza del Ponte di Velina.
Rami di una quercia protesi verso l'altro fianco della profonda gola dove scorre il San Bernardino
Una felce e la sua ombra.
Verso l'Alpe Bettina
Rocce erose dal fiume.
Sempre lungo il torrente San Bernardino, alle pozze di Orfalecchio.
Bosco di betulle d'inverno.
Dall'Alpe Bué
Monte Rosa al tramonto dalla colma di Belmello.
Faggio illuminato dalla luce radente alla colma di Belmello
Crinale dall'Alpe Leciuri.
Sullo sfondo il Mottarone. La vista dei pali sulla cima già mi tolgono un po' della poesia...
Tronco di un vecchio castagno, Alpe del Braco.
Di nuovo rami di quercia, questa volta sul Rio Pogallo.
Radici affioranti, Alpe Basseno.
Roccia e acqua, Rio Pogallo.
Ultime luci sul fianco della montagna. Dal Colle della Forcola, sotto il Pizzo Marona
Luna che sorge sulle motagne svizzere, dalla Cima Cugnacorta
Faggio, verso Pian di Boit.
Questa immagine mi ricorda il logo del Parco Nazionale della Valgrande, l'Uomo-Albero.
In realtà il logo si ispira ad un'incisione rupestre ritrovata nell’area di Sassoledo, chiamata appunto Uomo-Albero.
In chiusura, firma dell'autore, su una roccia del San Bernardino, nei pressi di Orfalecchio.
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